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11. La cura dell'errore: diagnosi, prognosi, terapia

Nello studio quotidiano al pianoforte è “fisiologico” sbagliare. Ani, potremmo dire che lo studio consiste proprio nella individuazione e nel superamento degli errori, attraverso un processo di “diagnosi”, “prognosi” e “terapia”. La differenza tra uno studio efficace e uno superficiale sta nella reazione che abbiamo dopo avere sbagliato. Uno studente distratto e poco avveduto tenderà a ignorare l’errore, e a proseguire meccanicamente il suo studio, come se non avesse sbagliato: magari studierà otto ore al giorno, ripetendo lo stesso errore molte volte, e quindi involontariamente quell’errore verrà sedimentato e diventerà parte integrante permanente della sua esecuzione. Viceversa, uno studente più concentrato e attivo prenderà subito coscienza di avere commesso un errore, e, anziché proseguire lo studio a prescindere da esso, si fermerà e indagherà le cause per cui ha sbagliato, individuando la soluzione all’errore e quindi “estirpandolo” dalle sue abitudini esecutive. 

La prima cosa da fare quando si commette un errore (sia che si tratti di una nota falsa, sia che si tratti di un accento involontario o di una perdita di controllo del ritmo), è avere il coraggio di ammetterlo e di localizzarlo con precisione. Se durante lo studio non siamo neanche in grado di renderci conto di quale nota precisamente abbiamo sbagliato, sarà difficile risolvere il problema.

Una volta circoscritto l’errore e presa coscienza di tutti i dettagli, è necessario capirne le cause: perché abbiamo sbagliato proprio quella nota, e non un’altra? Non è mai una coincidenza: ogni errore è una spia di un problema che dobbiamo risolvere.

Per indagare le cause degli errori, è utile fare una lista di quelle più frequenti:

1. non abbiamo pensato in anticipo a quella nota
2. la mano non si è spostata con il dovuto anticipo
3. la diteggiatura è poco ergonomica.
4. l'assetto (spesso legato alla diteggiatura) è poco funzionale a quel passaggio.
5. alcuni muscoli sono involontariamente tesi
6. la concezione mentale di quel passaggio non ci è chiara e causa confusione
7. siamo stati distratti da un elemento esterno

È molto probabile che la causa del nostro errore sia una o più tra le sette cause qui elencate. Sarà sufficiente, quindi, individuarla, e trovare l’adeguata soluzione, modificando le nostre abitudini esecutive: il modo di pensare la frase, o i movimenti necessari per eseguirla, o la diteggiatura, o l’assetto, o la gestione dei muscoli o il raggruppamento delle note nel nostro pensiero musicale.  

Una volta che ci siamo resi conto di quale sia la causa dell’errore, sarà necessario uno studio “terapeutico” per creare i giusti automatismi che ci portino a suonare sempre il passaggio nel modo corretto, dunque estirpando le cattive abitudini che erano causa dell’errore.

 

Roberto Prosseda

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