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6. La forza delle idee

Recentemente ho fatto parte della giuria di un concorso internazionale. Ho così potuto ascoltare molti pianisti, spesso confrontando l’interpretazione dello stesso brano, e ho compreso meglio cosa esattamente mi colpisce e affascina durante l’ascolto di un musicista: la forza delle idee che sa esprimere durante l’esecuzione. Più le idee sono forti, più sono convincenti. E più sono convincenti, più sono coerenti con quanto scritto in partitura e con i principi fondamentali della musica occidentale: il rispetto della tensione armonica e intervallare, la chiarezza nel dar forma plastica alle frasi, la gestione drammatica e narrativa della forma. Sono, naturalmente, queste le priorità che un interprete dovrebbe perseguire nello studio e nelle esecuzioni in pubblico, sia in concorso, sia in concerto (anche perché non dovrebbe esserci alcuna differenza di approccio tra le due situazioni). Ma, avendo parlato con alcuni concorrenti eliminati, ho notato che molti di loro erano convinti di non aver superato la prova a causa di errori materiali: note sbagliate o vuoti di memoria, come se un concorso fosse un corsa ad ostacoli, dove si contano gli errori e vince chi abbia effettuato il “percorso netto”.

È raro che ciò accada durante un concorso, quando i concorrenti sono in realtà carichi di un senso di responsabilità che rischia di sviare la loro attenzione dai princìpi prettamente musicali e artistici.
Al contrario, spesso un errore, anche evidente, può facilmente passare in secondo piano quando l’interpretazione è coinvolgente, intensa, e sincera. Solo in questi casi si verifica una immedesimazione totale tra interprete e musica, e quando questo accade può anche verificarsi lo stesso tra ascoltatore e musica.

La condivisione della musica dal vivo, sia essa in un concerto, in un concorso, in una lezione, rimane sempre un momento privilegiato. Sono certo che questa sia la via migliore per vivere la musica in modo più intenso e coinvolgente.

 

Roberto Prosseda

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