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1. Affrontare il pubblico

Ogni volta che un musicista si trova ad esibirsi in concerto, ha una grande opportunità: quella di condividere la bellezza della musica con tante altre persone. Eppure ciò a volte genera reazioni negative: paura di non essere all’altezza, di fare degli errori, ossia, in breve, ansia da prestazione. E non sempre il problema si risolve con l’esperienza: sono noti i casi di grandi artisti che anche dopo migliaia di concerti continuano a soffrire prima di entrare in scena. Personalmente, credo che l’approccio migliore per un rapporto sano e positivo con il pubblico sia quello di proiettare l’attenzione sulla musica, sul bello di condividerla con persone che sono accorse al concerto proprio per il desiderio di star bene, di arricchirsi grazie all’ascolto di capolavori musicali. Certamente, la gran parte del pubblico è composta di uomini e donne bendisposti, pronti a ricevere il dono di un artista che mette la propria sensibilità a servizio della musica e della sua condivisione. Focalizzandosi su questo pensiero, è più facile allontanare le paure, e rendere la propria interpretazione più intensa, accogliendo la concentrazione dell’ascolto da parte del pubblico. Quando si innesta questo circolo virtuoso, il concerto diventa un momento magico, e anche eventuali piccole imperfezioni passano inosservate, in quanto l’orecchio è proiettato a seguire un messaggio di intensità superiore. Non sempre è facile porsi in questa condizione, ma senza dubbio è importante provarci. E se il risultato sarà gratificante, ciò sarà merito sia dell’interprete, sia del pubblico: il concerto è un evento collettivo, dove tutti i partecipanti hanno un ruolo attivo e contribuiscono alla sua riuscita.

Roberto Prosseda

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