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7. Il principio d'inerzia

"Un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, finché una forza non agisce su di esso" (primo principio della dinamica, o “principio d’inerzia”).

Nel gestire le tensioni musicali siamo di continuo messi di fronte all’applicazione di forze e leggi naturali, delle quali però spesso ignoriamo la presenza e il funzionamento. Una delle più evidenti è la forza d’inerzia, che si manifesta in molteplici aspetti, sia puramente musicali, sia in rapporto con l’emissione del suono tramite lo strumento (il pianoforte nel nostro caso).

L’inerzia è la tendenza naturale dei corpi a mantenere lo stato di quiete o di moto in cui già si trovano. Esse cambiano stato (rallentano, accelerano) in seguito all’azione di elementi esterni (attriti o altre forze).

Poiché nel moto rettilineo uniforme la velocità è vettorialmente costante (in modulo, direzione e verso), ogni variazione di velocità e di direzione avviene con l’azione di forze esterne. 

In musica, dunque, il principio di inerzia può essere sperimentato sotto due diversi aspetti: nella direzione e verso di un moto melodico (1) e nella sua velocità (2).

1. Inerzia nella direzione: si intende qui la tendenza a percepire il moto uniforme e una linea melodica a cambiare direzione o verso. Ad esempio, in una scala ascendente per moto retto che cambia la direzione o che inverte il verso tornando indietro, sarà naturale percepire una spinta centrifuga, dovuta alla forza d’inerzia, sulla nota di volta, esattamente come accade quando, guidando un’auto, affrontiamo una curva e ci sentiamo spinti verso l’esterno della curva. 

In realtà la spinta centrifuga non è altro che una conseguenza del principio di inerzia: poiché un corpo tende a mantenere il suo moto rettilineo costante, sia nella velocità che nella direzione, ogni alterazione del moto rettilineo è percepito come una tendenza a mantenerlo: anche in musica.

Nel fraseggio, dunque, possiamo far tesoro di questa percezione per enfatizzarla attraverso la dinamica o l’agogica: se aumenteremo la dinamica sulla nota di volta e su quelle adiacenti (prima e dopo di essa), anche l’ascoltatore percepirà la “spinta centrifuga” all’interno della curva melodica. Anche con l’agogica possiamo enfatizzare la maggiore tensione data dalla spinta centrifuga sulle note di volta, allargandole leggermente. Claudio Arrau, tra i pianisti, era maestro nell’applicazione naturale e organica di questo principio.

2. Inerzia nella velocità: il nostro orecchio ha la tendenza a percepire (e, quindi a suonare) un determinato passaggio con la medesima velocità, anche in presenza di cambiamenti di tempi (velocità costante). Dunque ogni cambiamento di tempo è determinato da forze esterne, ossia da azioni dell’interprete che devono essere ben focalizzate e calibrate. 

Nel caso di un rallentando, potremo percepire la spinta data dalla forza d’inerzia, che tende a mantenere la velocità costante, e dunque a resistere alla “frenata”, esattamente come avviene in auto o in treno. Un rallentando musicalmente organico, dunque, sarà quello che considera la forza d’inerzia, e dosa la diminuzione della velocità secondo una curva graduale, che in natura quasi mai è lineare. Di solito, infatti, la prima fase del rallentamento è più graduale, e l’azione dell’attrito (frenata) diviene sempre più efficace col proseguire del rallentamento. I rallentando che procedono “a scatti”, quindi, suonano di solito innaturali, anche se spesso l’effetto voluto dal compositore può essere quello di una volontaria, drastica alterazione del moto naturale (come spesso accade in Beethoven).

Lo stesso principio vale, naturalmente, per tutti i cambiamenti di tempo, anche quelli drastici, senza un rallentando o accelerando. In tali casi, la forza d’inerzia tende a farci mantenere il tempo precedente, quindi a smussare il rapido cambiamento di velocità spesso richiesto in partitura. È importante, dunque, prevedere con il dovuto anticipo ogni cambiamento drastico di tempo, come farebbe un direttore d’orchestra, per azzerare l’effetto limitante della forza d’inerzia. Siamo noi interpreti a imprimere quella “forza esterna” che determina il cambiamento del moto uniforme.

Questo accade ogni volta che iniziamo a suonare un brano, in quanto passiamo dallo stato di quiete a quello di moto. La difficoltà di molti interpreti è nel sapere definire il tempo di un brano sin dalle prime note, e c’è chi tende, assecondando involontariamente la forza d’inerzia, a prendere il tempo un po’ alla volta. Per evitare questo, qualora non sia un effetto voluto, è sufficiente pensare al tempo iniziale in anticipo, suonando mentalmente l’inizio del brano: così faremo partire la musica prima dell’esecuzione della prima nota, ed “entrando” in essa come salendo su un treno in corsa.  dunque senza subire la forza d’inerzia.

Ogni interprete, del resto, sviluppa negli anni un proprio modo di agire e modificare la forma e i parametri di ciascuna frase. Più le azioni dell’interprete sono coscienti e in rapporto chiaro con le leggi naturali, più il risultato espressivo sarà efficace e coinvolgente.

 

Roberto Prosseda

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