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3. Ascoltarsi da lontano

Una delle esigenze primarie per un concertista di musica classica è un'adeguata proiezione del suono in sala. Se il suono non giunge in modo chiaro e ben percepibile all'ascoltatore, del resto, anche un'interpretazione finissima e ricca di dettagli rischia di essere scarsamente comunicata, o addirittura fraintesa dal pubblico.

Molti grandi interpreti, tuttavia, si preoccupano molto più della perfetta messa a punto del loro strumento, e molto meno di come il suono arriva all'ascoltatore in una determinata sala. È pur vero che ogni sala ha caratteristiche acustiche diverse, le quali a volte modificano radicalmente la proiezione del suono. Anche la percezione della velocità e la chiarezza dei dettagli sono, quindi, largamente influenzate dal riverbero e dall'equalizzazione della sala, la cui acustica può aggiungere morbidezza al suono (a volte, però, discapito della chiarezza dei dettagli), o renderlo più aspro o gonfiarlo in modo sproporzionato. Spesso un'orchestra o un solista in tour hanno poche ore per provare in una sala, e il tempo a loro disposizione per testare la risposta acustica è quindi estremamente limitato. Come fare, dunque, per ottimizzare la proiezione del suono in poco tempo?

Nella mia esperienza, ho appurato che è sempre molto utile ascoltare il nostro strumento stando seduti in platea, chiedendo quindi ad un collega di suonarlo al posto nostro. Così avremo, ovviamente, una impressione generica e non precisa, in quando ogni musicista ha un modo diverso di suonare, ma può servire a farci un'idea di massima su come il suono “viaggia” nella sala e su come arriva, a volte cambiando radicalmente a seconda della posizione in sala da cui si ascolta.

 

A questo punto ci sarà anche più facile, una volta tornati sul palco a suonare, immaginare di ascoltarci dalla platea, mentre noi stessi stiamo suonando. Se proveremo, infatti, a collocare idealmente il nostro punto di ascolto non sul palco in cui siamo, ma più lontano, nel mezzo della sala, ci sarà più facile pensare a proiettare il suono lontano, e gestire anche il tempo di propagazione del suono e delle risonanze in base all'acustica della sala. A ben vedere, ogni sala può essere considerata come una grande cassa di risonanza, e quindi come parte dello strumento stesso: l'acustica della sala trasmette il suono dallo strumento all'ascoltatore ed è, quindi, un imprescindibile anello della catena di comunicazione della musica dal vivo.

Anche nello studio quotidiano, pur in una stanza molto piccola, può essere utile abituarsi ad “ascoltarsi da lontano”, come se sedessimo in una platea immaginaria, e sforzarci di produrre un suono che possa viaggiare bene nell'aria, e arrivare lontano. Ciò dipende anche da fattori tecnici: usando una leva lunga, come, ad esempio, tutto il braccio, e non solo il dito, il suono acquisirà una profondità maggiore.

In sintesi, dunque, è importante “ascoltare” la sala in cui si suona, e non solo il nostro strumento. Il risultato di un'esecuzione è un'alchimia tra le nostre idee espressive, la risposta dello strumento e l'intervento dell'acustica, e solo dando la giusta considerazione a tutti questi tre elementi potremo esprimere al meglio le nostre intenzioni musicali. 

Roberto Prosseda

Roberto Prosseda

 

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