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1. Cosa vuol dire studiare?

Per la maggior parte dei musicisti, lo studio dello strumento è l’attività che occupa il maggior tempo della loro vita (dopo il dormire). È proprio durante lo studio che ognuno determina il proprio avvenire: un concerto o un esame di successo sono, infatti, nient’altro che la naturale conseguenza di uno studio ben condotto. Viceversa, una prova deludente, o un incidente durante una performance pubblica, sono quasi sempre causati da uno studio carente o approssimativo.

Naturalmente, lo studio è un’attività molto privata e personale, ed è giusto che ogni musicista ne gestisca le modalità in base alle sue abitudini e propensioni. Tuttavia, è fondamentale possedere una consapevolezza di ciò che facciamo durante lo studio, ossia sapere chiaramente quali sono i nostri obiettivi, rendersi conto dei progressi compiuti e di ciò che ancora dobbiamo migliorare.  Per questo è fondamentale mantenere una costante concentrazione su ciò che facciamo durante lo studio, e sui risultati che ne derivano.

La parola latina studium ha tre significati che sono particolarmente pertinenti anche allo studio di uno strumento musicale.

1. Cura, attenzione diligente e sollecita. Evidentemente, anche nello studio allo strumento è fondamentale un approccio basato sulla “cura”, ossia sul prendersi cura di ogni dettaglio, sia della partitura, sia del nostro modo di suonare. Da qui deriva, quindi, una sensibilizzazione del nostro ascolto, inteso in un duplice senso:
- ascolto del nostro corpo, ossia presa di coscienza dei muscoli, delle parti del braccio e della mano e degli assetti che usiamo per eseguire un determinato passaggio;

- ascolto del risultato sonoro della nostra esecuzione, per un confronto continuo tra le nostre intenzioni musicali.

 

2. Aspirazione, desiderio. Anche questo è un elemento indispensabile: solo uno studio mosso dalla passione e dal nostro desiderio di avvicinarci alla musica possono giustificare le centinaia, migliaia di ore che ogni anno dedichiamo allo studio di uno strumento. Eppure spesso si sentono studenti che studiano senza entusiasmo, solo per dovere, a volte anche controvoglia. Questo è da evitare: se lo studio non è entusiasta e motivato, rischia di danneggiarci e allontanarci dalla musica.

3. Naturale inclinazione verso una particolare attività. Anche questo è un fattore importante: sono certo che tutti coloro che dedicano molto tempo alla pratica di uno strumento musicale lo facciano perché sentono un moto interiore che li spinge a suonare. È bene, quindi, essere coscienti di questo, sentire la nostra “naturale inclinazione” e assecondarla: così lo studio acquisirà un valore più alto e sarà più piacevole, intenso ed efficace.

In italiano, la parola “studio” ha molteplici significati. Il dizionario Treccani ne riporta, tra i tanti, due che mi sembrano particolarmente importanti per quanto riguarda il nostro studio:

1. Applicazione volta all’apprendimento di quanto è stato sperimentato da altri in un ramo dello scibile, in un’arte, in un’attività pratica, allo scopo di fare proprie tali esperienze, ed eventualmente superarle, proponendo soluzioni nuove nel campo teorico o pratico. La sperimentazione, quindi, deve essere una parte integrante dello studio. Una volta acquisite le capacità per far propria l’esecuzione di una partitura, è importante spingersi oltre quanto già ottenuto da altri, con prove e confronti alternativi, anche sbagliando e testando i nostri limiti tecnici.

2. Nelle arti figurative, disegno eseguito come ricerca di tecniche e forme compositive, o come preparazione (soprattutto di particolari) di opere definitive. Anche questa accezione di studio è applicabile perfettamente alla pratica strumentale: prima di definire un’interpretazione, è utilissimo lavorare con dei “bozzetti”, sperimentando versioni diverse dello stesso brani, per poterci rendere conto delle nostre possibilità e per poi scegliere la versione che più corrisponde al nostro sentire. Solo dal confronto di varie opzioni è possibile ottenere un risultato che superi quanto già sappiamo fare. Lo studio, quindi, può, deve anche essere un’esperienza stimolante, avvincente, che ci conduce a continue nuove conquiste.  

 

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