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2. Ascoltare le armonie

Un elemento fondamentale per la comprensione della drammaturgia di ogni brano musicale è la struttura armonica. La cosiddetta “tensione gravitazionale”, cioè quella generata dalle relazioni armoniche, si deve riflette nella forma dinamica che l’interprete sceglie di imprimere ad ogni frase, così da avere una maggiore forza espressiva. Leon Fleisher sintetizzava questo concetto con il motto “support the composer”: infatti una dinamica adeguata alle tensioni armoniche ne esalta la forza espressiva, mentre una dinamica ad esse contraria rischia di indebolirle, se non addirittura di snaturarle.

Anche questo aspetto trova un parallelo nella lingua parlata: le sillabe accentate sono sempre quelle dove intendiamo mettere maggiore enfasi. Ugualmente in musica, sarà efficace e naturale dare maggiore tensione dinamica alle armonie che reggono la più alta tensione gravitazionale.

La tensione maggiore è di solito sulla dominante, o sugli accordi che preparano la dominante. Quasi sempre, la tensione si rilassa sulla tonica (non a caso, il passaggio dominante-tonica è detto anche “risoluzione”). 

Un tipico errore di pronuncia è proprio quello dovuto al non rispettare la naturale relazione tra tensione armonica e tensione dinamica. Dare accenti sulle note su cui avviene una risoluzione armonica è quasi sempre un motivo di appesantimento del fraseggio, che frena il naturale fluire della musica. Non è un caso che quasi sempre i compositori ci indicano di rilasciare la tensione in coincidenza delle risoluzioni armoniche. Ciò avviene mediante le legature: sulla nota in cui termina una legatura, è implicito un alleggerimento dinamico.

Nei casi contrari, in cui un compositore indichi esplicitamente un accento o uno sforzato sulla nota di risoluzione di una cadenza, si tratta in generale di momenti particolari, in cui si intende creare una tensione inattesa o comunque spostata rispetto alle naturali aspettative dell’ascoltatore. Beethoven è maestro in tal senso, ma anche queste eccezioni vanno comprese nell’ottica di una accurata aderenza tra le nostre scelte di fraseggio e la tensione armonica. Altrimenti rischiamo di suonare bene lo strumento, ma restando “al di fuori della musica”. 

 

Roberto Prosseda

 

 

 

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